La
storia del reining La
storia tecnica del Reining inizia con la sua iscrizione come
disciplina AQHA nel 1950. Da allora idee, passione e allevamento
hanno portato alla luce uno sport schiettamente agonistico,
che con il lavoro dei ranch, da cui origina, ha ormai poco a
che vedere. Il
reining, tutti lo sanno, prende origine dalla stilizzazione
dei movimenti compiuti dai ranch horse per radunare la mandria,
per separarne i capi al momento della marchiatura, per seguirla
durante le lunghe transumanze nelle praterie. Ma della sua storia
più remota pare non esistano ricostruzioni cronologiche.
(foto
accanto Dale Wilkinson universalmente riconosciuto come il padre
del Reining, viene premiato per aver vinto il primo Futurity
1966 in sella a Pocorochie Bo)
Forse qualche gara improvvisata tra cowboy a chi cambiava
direzione più rapidamente o a chi era più veloce
a percorrere un otto mantenendo il cavallo in pieno equilibrio,
forse qualche scommessa.
Poi,
allo stesso modo in cui la storia emerge improvvisamente dalla
preistoria con l'invenzione della scrittura, il reining arriva
come d'incanto sul rule-book dell'American Quarter Horse Association
nel 1950, e da quel momento tutte le fasi della sua evoluzione
sono noie.
Un'evoluzione
che ha portato questa disciplina a perdere praticamente ogni
tipo di connessione con il lavoro eseguito quotidianamente dai
cavalli dei ranch. Essa non ha oggi con l'ambiente da cui fu
inizialmente ispirata collegamenti più profondi e diretti
di quelli che ha il salto ostacoli con la scalmanata corsa dei
signorotti irlandesi, qualche secolo fa , tra due chiese di
Contea. Si è trasformata definitivamente in una disciplina
sportiva equestre del tutto fine a sé stessa. Apparve
nel rule-book Aqha del 1950 il primo "Reining Contest Course",
ovvero il primo pattern (che pattern ancora non veniva chiamato)
della
nuova specialità, per la prima volta codificata nelle
gare dell'Associazione Quarter americana: appunto il Reining
Contest. Non aveva sliding stop né spin, ma solamente
una serie di cambiamenti di direzione, cambi di galoppo, figure
a otto e cerchi.
(foto
accanto Bill Horn quattro volte Futurity Champion, qui siamo
nel 1972 in sella ad Eternal One)
Il percorso veniva svolto a tutte e tre le andature. Solo
in un secondo tempo entrò in scena anche lo slide e un
repentino "turn" a 90 gradi, nonno del moderno roll-back.
I parametri riportati dal regolamento secondo i quali il cavallo
doveva essere giudicato erano "destrezza, prontezza, celerità,
armonia e tranquillità".
Ogni
comando superfluo impartito dal cavaliere al cavallo (quali
aiuti di voce, pacche, uso eccessivo di redini o speroni) per
indurlo a compiere una performance, era da considerarsi errore.
Non ci dice la cronistoria se fosse consentito almeno l'emblematico
"whoa ", ma supponiamo che la chiave interpretativa
della frase sia nel termine "superfluo". La voce,
sicuramente, poteva essere usata, ma senza eccedere. Nel 1954,
l'Aqha divise le classi in hackamore e bit reining division
e i pattern divennero sei. Furono indicati come errori specifici
e fonte di penalità "l'eccessivo lavoro sulla mascella,
la bocca aperta e la testa rilevata durante lo stop, 1'assenza
di fluidità sulle anche durante lo slide, le andature
irregolari, il rifiuto di cambiare il diagonale di spinta, l'anticipo
dei comandi, la mobilità eccessiva della coda, l'arretrare
lateralmente, l'abbattere stakes o kegs (paletti o barilotti
che erano inseriti
nel percorso), il cambiare mano sulle redini, il perdere la
staffa, il prendere le redini a due mani e lo sbagliare la sequenza
delle figure del pattern...". Sull'handbook Aqha dì
quell'anno si ribadisce il concetto che il cavallo da Reining
Contest deve essere docile all'uso delle redini e pronto ai
comandi, fluido e a suo agio nei movimenti, con una discreta
velocità per tutta la durata del pattern". (foto
accanto Bill Horn e Continental King)
Apparentemente quindi,
fin dai suoi albori, reining significò controllo "in
punta di dita" sulle andature, velocità, precisione
sulla direzione e sulle manovre richieste al cavallo. In realtà
sia le esibizioni sia il metro di giudizio erano allora molto
più grossolani di quanto non siamo abituati a vedere
oggi. C'era una grande espressione di potenza, in quei primi
soggetti allevati ed addestrati per il reining, ma nessuna eleganza
di movimenti. C'era il gusto della spattacolarità, della
velocità, a forte discapito della raffinatezza esecutiva.
C'era, insomma, ancora un forte sapore di ranch. Nel 1959 la
regolamentazione tornò a un unico pattern standard che
presenta già una certa analogia con quelli moderni.
Si svolgeva quasi tutto
al galoppo. Iniziava con uno sliding stop, esattamente come
alcuni pattern Nrha attuali, ma dopo il rollback il cavaliere
camminava fino in posizione centrale di fronte al giudice, e
lì si fermava con il cavallo piazzato ("settle horse",
cita il regolamento) per almeno dieci secondi. Da questa fermata
si evolverà "l'exitate" dei nostri pattern,
che però non ha tempo predefinito ma può essere
utilizzato a piacimento dal cavaliere. Il pattern del '59 comprendeva
rollback a destra e a sinistra, figure a otto da eseguire sia
al galoppo lento sia veloce in successione (si trasformeranno
nelle serie di cerchi), un pivot a destra e uno a sinistra,
antesignani degli spin. Il reining cresceva. Cresceva come numero
di adepti e come considerazione sul piano tecnico.
(foto
accanto Craig Johnson in sella a Lucky Bar Glo)
Alcuni importanti giudici
presero a interessarsene vivamente. Anche la selezione di linee
di sangue ad hoc stava prendendo seriamente il via. Nel 1960,
la categoria riempie ormai quasi tre pagine intere di rule-book.
con precisazioni, regole, indicazioni per i giudici sempre più
particolareggiate. Il percorso obbligatorio è ancora
uno e contiene molti degli elementi presenti in un moderno pattern
di reining. Lo stop di apertura è seguito da un back.
Le figure a otto da eseguire prima al galoppo lento e poi veloce
sono centrate sull'asse centrale dove sono prescritti due stop
con rollback, per la prima volta obbligati dai markers, che
devono essere "raggiunti" durante lo stop. Viene
anche introdotta la distanza minima dalla staccionata cui lavorare:
venti piedi (circa 6 metri). Siamo al 1965. Scocca la scintilla
che farà fare il primo vero salto qualitativo al reining
americano e che finirà col portare alla "scissione",
in un certo senso, dei cavalieri più interessati a questa
disciplina dall'Aqha per fondare la National Reining Horse Association.
Tutto ciò avvenne
tramite un vero e proprio atto di ribellione, la decisione,
avvallata da un giudice ufficiale e presa durante una gara ufficiale,
di non attenersi al rule-book e di ridisegnarsi un pattern a
proprio uso e consumo. Così Pat Feuerstein, redattore
di "The Reiner" e storico dell'Associazione, descrive
quell'occasione: '...uno show nel 1965 a Dayton, Ohio. C'era
un added money di 50 dollari da elargire e quando il giudice
Carroll Bromley vide la qualità dei cavalli da reining
presenti, convocò un meeting tra i concorrenti. Questi
decisero di ideare un loro pattern più ricco di difficoltà.
Bill Hom, che a tutt'oggi è una leggenda vivente della
Nrha, si aggiudicò la prova in sella a Continental King.
La categoria suscitò non poco fermento. (foto
accanto Bob Loomis e Monika la cavalla che il grande trainer
piazzò all'ottavo posto nel suo primo Futurity del 1969)
I
sostenitori più entusiasti del reining si riunirono poco
dopo per valutare la possibilità di formare un'organizzazione
che promuovesse la loro specialità, un organismo "dedicato"'.
Gente del calibro di Mickie Glenn Carter (il proprietario di
Continental King), Dale e Lucy Wilkinson, Stretch Bradley e
suo figlio Clark. Bob Anthony, Pat Faitz fondarono quindi la
National Reining Horse Association e nel 1966 diedero vita al
primo NRHA Futurity per soggetti da reining di 3 anni. Si tenne
a Columbus, nell'Ohio. Non fu caratterizzato da grandi strategie:
in effetti non c'erano ancora piani a lungo termine riguardo
il reining e l'allevamento specifico. Erano in molti a pensare
che quel Futurity sarebbe rimasto l'unico. Ma alcuni fedelissimi
volevano vedere realizzato un grande sogno e nel corso degli
anni lavorarono sodo per dare al cavallo da reining un mercato
sempre maggiore e un riconoscimento ufficiale". II programma
del Futurity del 1966 riporta una curiosa descrizione della
disciplina e di ciò che si chiede ai cavalli che vi sono
specializzati. Lo scopo è decisamente didascalico. Oggi,
nessun programma della manifestazione più importante
e conosciuta dell'anno agonistico - specialmente in America
- riporterebbe nozioni tanto elementari, per non dire scontate.
Leggendolo, si ha veramente il polso della lunga strada percorsa
da questo sport fino ai giorni nostri. Vi era scritto: "Cosa
è un cavallo da reining"? "Un campione da reining
può essere paragonato a una famoso atleta di qualsiasi
disciplina.
Deve
avere un training adeguato, allenamento e innate capacità
atletiche. Le sue doti principali devono essere equilibrio e
totale coordinazione. Le tre manovre basilari che un cavallo
da reining deve saper eseguire correttamente sono gli sliding
stop, i cambi di galoppo e le "girate". Tutto ciò
è incorporato in pattern predeterminati che ogni soggetto
deve eseguire". "I cerchi e gli otto contenuti nei
pattern servono per dimostrare i buoni movimenti generali del
cavallo e la fluidità dei suoi cambi di galoppo. In un
cerchio a mano destra. il cavallo deve spingere con l'anteriore
e il posteriore destro mentre per un cerchio a mano sinistra
questo compito deve essere assolto da posteriore e anteriore
sinistri. (foto
accanto Hollywood Jac 86, il primo stallone della storia a titolarsi
Million Dollar Sire assieme a Richard Greenberg il suo proprietario)
Cambiando
da destra a sinistra, entrambe le gambe, anteriore e posteriore,
devono cambiare simultaneamente e con un'azione fluida. Il cambio
di galoppo si svolge al canter e costituisce un elemento importante
nell'attribuzione del punteggio a ogni cavallo. Se il cavallo
non spinge con il bipede giusto non e in equilibrio e quindi
non può compiere correttamente gli altri movimenti. Tutti
i cavalli che partecipano al Futurity hanno tre anni e non sono
ancora stati registrati. Ogni soggetto verrà giudicato
per la sua precisione, per l'armonia e per il controllo nella
velocità con la quale esegue il pattern". In quel
primo Futurity, il punteggio veniva già attribuito, come
si fa ancora oggi, a partire dallo score medio di settanta.
Le penalità erano divise tra cavallo e cavaliere. Tra
quelle del cavallo c'erano le andature irregolari, il rifiutodel
cambio di galoppo, lo spostarsi lateralmente, l'anticipare le
manovre, l'eccessiva apertura della bocca, l'abbattimento dei
kegs e un movimento troppo rilevato delle gambe.
Tra
le penalità a carico del cavaliere c'erano invece il
passare le redini da una mano all'altra o il prenderle a due
mani, gli aiuti superflui, il tenere più di un dito tra
le redini, l'uso eccessivo o scorretto degli speroni (per esempio
dati anteriormente al sottopancia) e, naturalmente, gli errori
di percorso. La gara contava trenta partecipanti. Fu vinta dalla
netta superiorità del cavallo di Dale Wilkinson, con
un totale di 227 punti. E ancora Pat Feuerstein a raccontare:
Dale Wilkinson sarà per sempre associato alla storia
della Nrha come vincitore del primo Futurity. Il suo cavallo
si chiamava Pocorochie Bo e portò a casa 2.400 dollari.
La borsa totale per il Futurity del 1966 era di 10.500 dollari
e per quel tempo, agli appassionati del reining sembrò
di toccare il cielo con un dito. "Nel 1967 si tenne a Columbus
il primo All American Quarter Horse Congress. Il Futurity Nrha
era in scaletta e costituì un elemento di grande richiamo.
I fan dei migliori performance horses si riunirono nell'arena
centrale per assistere alla conquista del primo Futurity di
Bill Horn, in sella a Mr Poco Luis. (foto
accanto Dale Wilkinson durante la cerimonia di accoglimento
nella NRHA Hall Of Fame)
Il Futurity fu disputato
in concomitanza con il Congress per altri quattro anni. Clark
Bradley, Dean Smith, Sid Griffith e Jim Willoughby contribuirono,
con i loro risultati, a registrare alcuni tra i record più
eclatanti della storia di queesta gara. E il montepremi totale
era nel frattempo salito intorno ai 20.000 dollari. Nel 1972,
il Futurity si spostò a Sedalia, nel Missouri. Bill Horn
vinse il suo secondo titolo in sella ad Eternal One. Nel 73,
la Nrha si riunì nuovamente al Congress e il binomio
Paul Horn-King Jay Bar arrivò dritto alla conquista della
competizione". E' del 1976 l'introduzione nelle categorie
del Futurity americano della Non Pro Division e, solo a partire
dall' "83 si disputerà anche la Limited Open.
(foto
accanto una curiosità: il bronzo degli anni '70 riproduceva
un cavallo in stop con le gambe anteriori rigidamente tese in
avanti:
un atteggiamento che nel reining moderno è considerato
negativo)
Seguendo l'evoluzione tecnica del
cavallo da reining e di ciò che gli veniva richiesto
tramite la storia del Futurity, che è sempre stata e
rimarrà la gara simbolo di questa disciplina, si può
affermare che l'autentica svolta tra il reining di allora e
quello moderno si è avuta con la comparsa in scena di
High Proof, castrone, figlio di Joe Cody, nel 1975. Se fino
ad allora per vincere era sufficiente montare un cavallo capace
di fermarsi di colpo e di girare in fretta, di galoppare veloce
e di scivolare a lungo, indipendentemente da "come"
queste manovre venivano eseguite, dopo High Proof si delineò
nel reining la prima vera transizione tra la monta del cavallo
da lavoro e quella del cavallo sportivo. Al suo esordio, High
Proof fu montato da Bob Anthony. Ecco come lo descrive Pat Feuerstein:
"... era capace di raggiungere velocità elevatissime,
di stoppare senza sforzo compiendo slide da 35-40 piedi in completo
relax. Lavorava mostrandosi incredibilmente docile. I suoi turn
around non erano necessariamente veloci come un lampo ma spiccavano
piuttosto per fluidità ed estrema correttezza. Non eseguiva
mai movimenti "duri" ma sempre estremamente eleganti.
Ai reiner tutto ciò piacque. Da quelle performance nacque
la volontà di far evolvere la tipologia dei cavalli impegnati
nella specialità. Si decretò la fine dei soggetti
che non sapevano che galoppare, girare o spinnare veloci ma
senza armonia". Prende il via da qui l'allevamento moderno
del cavallo da reining, quello che oggi offre al mercato soggetti
che oltre ad essere atleti di primo piano sono autentici maestri
del movimento. Potenti sì, ma anche agili, scattanti,
fluidi, con andature omogenee e costanti. E soprattutto "happy":
in grado, e quindi contenti, di fare ciò che fanno.
Un video di quello che poteva essere qualche
gara improvvisata tra cowboy negli anni '40, a chi cambiava
direzione più rapidamente o a chi era più veloce
a percorrere un otto mantenendo il cavallo in pieno equilibrio,
forse qualche scommessa. Primi approcci a quello che poi diventerà
la disciplina del Reining.